MATTIA ZOPPELLARO

SCRATCHES

In collaborazione con Traffic Gallery – Bergamo

La mostra

L’autore presenta una selezione dei ritratti che l’hanno reso famoso, realizzati per le più importanti testate mondiali di musica. Le immagini raccontano di un’intesa rara tra fotografo e soggetto, frutto di alchimie umane che Mattia conosce e domina magistralmente per dare vita ai suoi potenti ritratti.

“Il volto bramato di un’icona della musica come Dave Gahan riluce di una potente aura fotografica che lascia irrivelati i tratti della star coperti dalla sua stessa mano. Un anello scuro e appariscente è il punctum, come direbbe Roland Barthes, il luogo da cui l’immagine prende senso e irradia il resto dei particolari: le dita, un braccialetto, la pelle della fronte corrucciata, il capo lievemente chino verso il basso ed Andy Fletcher e Martin Gore a viso aperto ai lati. Bianco e nero. Eccoci di fronte ad un ritratto perfetto dei Depeche Mode di Mattia Zoppellaro. Le icone avvengono con il medium fotografico e questo linguaggio ne decreta la potenza: il ritratto dei personaggi della galassia musicale, infatti, ha la capacità di instaurare immediatamente un regime di visibilità universale a cui tutti possono accedere, sostenendo automaticamente il passaggio da persona ad idolo, da cantante a star.
Alle volte si tratta di una posa durante la performance, della curva della schiena del chitarrista, della piega delle labbra nel canto, altre volte siamo dinanzi a delle rappresentazioni di tre quarti, come dipinti classici, la cui potenza è dovuta alla fotografia che accende il desiderio del pubblico di possedere, con un’immagine, eroticamente il proprio idolo così come costei o costui gode nell’essere a sua volta posseduto. Il soggetto così guardato dai nostri occhi ammirati diventa un oggetto da guardare.
(Specchiamoci nell’iride di Vasco). Nell’atto della reificazione, quando cioè l’immagine diventa un feticcio, la riguardiamo nella speranza di cogliervi per un istante la vicinanza e instaurare un grado di familiarità. E così come il mito di Narciso accompagna il culto dell’immagine, mentre ci sembra di eternarci negli occhi dell’altro ritratto, al contempo ci perdiamo nei volti dei grandi che non ci sono più, resi eterni da uno scatto fotografico: lo sguardo di sbieco nero lucido di Lou Reed, il collo per sempre riverso di Amy Winehouse… Le effigi di Zoppellaro celebrano il bello, l’arte e la musica, e così facendo, ci appassionano alle vette e alla caduta, al consumo che investe la carne e al corpo vibrante del rock ‘n roll”.
(Claudia Attimonelli)

L’autore

Mattia Zoppellaro è nato a Rovigo nel 1977.
Nel 2001 consegue il diploma in fotografia allo IED di Milano. Dopo un periodo di 2 anni presso il dipartimento di fotografia di Fabrica, nel 2003 si trasferisce in Inghilterra, dove collabora con varie riviste musicali ed etichette discografiche. Realizza inoltre diversi reportage sociali (Gypsies Irlandesi, Homeless di Hackney, Prigioni di Massima Sicurezza del Nord-Est) di costume (Cerimonie Religiose nel Meridione, Fiera del Sesso) e sui movimenti giovanili (Rave Parties Europei, Punk Messicani, Scena Hip Hop di Dakar).
Attualmente vive tra Milano e Londra.
Il suo lavoro è stato pubblicato su Rolling Stone, Sunday Times Magazine, El Pais Semanal, Financial Times Weekend, D e Velvet di Repubblica, Max, Mojo, NME, L’Espresso, Io Donna, Vanity Fair, GQ, Les Inrockuptibles, Colors.