ROSSANO RONCI

MAX CASACCI, SUBSONICA

La mostra

Esposta per la prima volta, la mostra è un racconto autoriale che cerca di evidenziare i passaggi di vita di Max Casacci nel suo percorso di uomo e genio musicale. Per un tempo lungo e con respiro ampio l’autore ha seguito Max Casacci in tournée con i Subsonica, nel privato, in sala di registrazione, dietro le quinte, e ha restituito il ritratto a tutto tondo di un grande protagonista del panorama musicale con poesia ed empatia. La mostra cerca, senza pretese, di trovare quelle convergenze che si creano tra le persone e i luoghi, facendolo in maniera discreta, senza trionfalismi, dando spazio solo alla fotografia.

“Non ho mai considerato la possibilità di vivere senza musica. Anche quando l’ipotesi di viverci “dentro”, sembrava puramente illusoria. È iniziato più o meno verso i 14 anni, ed è iniziato perché ho capito che per me c’era un solo modo di stare al mondo, ed era quello. Da allora quasi tutte le mie relazioni, peraltro non semplicissime, con gli altri e con il mondo stesso, sono passate attraverso la musica.
E’ una cittadinanza, la musica, non una professione, un abito o una religione. E dire che il mio unico vero titolo di studio sarebbe un “diploma in arti fotografiche”. Ho tradito molto presto banco ottico e ingranditori per chitarre e amplificatori. Da allora – e sono passati più di 30 anni – sento la necessità di scrivere, suonare, produrre, registrare, mixare ogni giorno. Non potrei farlo con un solo gruppo, sarebbe logorante per tutti. Ma allo stesso tempo non potrei mai fare a meno di quello che con i Subsonica abbiamo costruito. E nemmeno delle sensazioni di quando stai per salire sul palco, il buio improvviso, quel boato che riempie orecchie, cervello, cuore, anima. Ad aspettarti ci sono persone che ti si consegneranno interamente, le guardi, sono tantissime. Per due ore le vibrazioni delle corde degli strumenti, delle corde vocali, delle pelli, dei coni degli amplificatori, tireranno fuori da loro gioie/ricordi/frustrazioni/sudore/speranze/ lacrime. Conati di vita. E allora semplicemente suoni, cosa che credo che valga anche per gli altri, come se fosse per l’ultima volta. Non c’è modo migliore di onorare la musica.
Nelle immagini di Rossano rivivo tutta la complessità emotiva che sta “dietro”, vedo tutto quello che non si vede e che forse neanche noi vediamo. È un cacciatore silenzioso di attese e di segni di intesa, Rossano. Cerca pazientemente i segnali di una relazione, tra persone e tra le cose fondamentali. Mi rendo conto che non c’è modo migliore della fotografia per costruire il racconto di quello che altrimenti passerebbe inosservato. Il pubblico vede tutto ciò che è frontale, noi ricordiamo solo i flash, gli stati intensi. Ma guardando queste immagini realizzo per la prima volta quello che succede un attimo dopo e un attimo prima. Quando per esempio la chitarra resta a terra, a volte sporca di sangue, mentre ti dirigi verso lo stargate che ti riporterà giù. Per un momento sei completamente svuotato. Non me l’aveva mai mostrato nessuno. Ci voleva la fotografia. Ci voleva Rossano Ronci”.
(Max Casacci)

L’autore

Fotografo autodidatta nasce nel 1970 a Rimini.
Frequenta la scuola del libro di Urbino con indirizzo grafica pubblicitaria e già a quindici anni intraprende la carriera di fotografo
Nel 2000 si avvicina alla fotografia di moda, realizzando campagne pubblicitarie e redazionali per diversi magazine italiani e stranieri tra cui “Vogue pelle” e “Vogue gioiello”.
Dal 2005 realizza importanti progetti editoriali sulla fotografia di ritratto.
I suoi ritratti a personaggi quali Fiorello, Arbore, Boncompagni, e a grandi campioni dello sport come Valentino Rossi, Zoff, Agostini, Rivera, Totti e Buffon, rivelano un’umanità e un’intimità assolutamente inedite.
L’uso sapiente della luce e dei contrasti gli ha permesso di esprimere il loro lato più intimo dando a questi personaggi popolari una visione più borderline.
Nel 2008 la casa editrice L’Archivolto di Milano realizza una monografia sul suo lavoro, un percorso creativo che ha esplorato tutti i temi della narrazione, partendo dalla fotografia d’architettura e industriale per arrivare fino alla moda e al ritratto.
Ha scattato immagini per importanti architetti tra cui Vincenzo De Cotis, Norman Foster (WTC, RSM), Zaha Hadid (Maxxi museo, Roma), Giancarlo De Carlo (nuovo Tribunale, Pesaro), Gino Valle (Deutsch Bank, Milano Bicocca), Marg von Gerkan (Fiera di Rimini, Palacongressi, Rimini).
“Rossano Ronci photographer 1994/2008”, Edizioni L’Archivolto;
“Woman’s ethernity portraits 2005/2010”;
“Walking towards the game 2012”, Edizioni Libreria dello Sport;
“Beyond my water 2014”, Edizioni L’Archivolto;
dal 2001 al 2007 fotografo in Condè Nast (“Vogue” e “AD”);
2013 fotografo per “Uomo Vogue”.